Coronavirus, un approccio alternativo per batterlo senza uccidere l’economia

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Nel contrasto alla diffusione del COVID – 19, i due modelli più illustri a cui si è generalmente fatto riferimento fino ad oggi sono quello cinese della chiusura totale e del ferreo distanziamento sociale, e quello coreano, incentrato sulla rilevazione mediante test a tappeto e sulla tracciabilità degli spostamenti finalizzata all’identificazione dei contatti di tutti i contagiati da mettere in isolamento. A questi due modelli si potrebbe affiancare quello per così dire israeliano, brillantemente spiegato in un video dal ministro della difesa Naftali Bennett. Si tratta di separare, mettendo in quarantena, tutti i soggetti anziani dagli individui più giovani.

I figli o i nipoti devono evitare ogni contatto diretto con i loro genitori o nonni. Possono prendersi cura di loro, ma con tutte le necessarie misure per evitare possibili contagi. In quattro parole: evitare qualsiasi contatto fisico – ci sarà tempo finita questa emergenza per baci e abbracci in quantità! -. Importante inoltre disinfettare sempre qualsiasi oggetto quale la spesa o un regalo sulla cui superficie possano trovarsi tracce del virus prima che venga a contatto diretto con loro.  Nel frattempo per quanto riguarda la restante parte della popolazione si ritiene ineludibile il contagio anche fino al 70%, ottenendo così la cosiddetta immunità di gregge. A quel punto, trascorso il necessario intervallo di tempo – stimato in circa tre o quattro mesi –, è possibile terminare anche il periodo di quarantena dei soggetti anziani.

In Italia, sulla falsa riga del modello cinese, dopo deleteri tentennamenti, con colpevole e fatale ritardo, si è deciso di optare per la scelta di chiudere tutte le attività non strettamente essenziali per sopravvivere fino alla presunta eliminazione del contagio, con un costo incalcolabile in termini economici e sociali oltre che di vite umane. Tuttavia può non essere ancora troppo tardi per imboccare una strada migliore.  Continua a leggere qui.