Razzismo e sessismo, demagogia dell’omologazione

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Derivati del politicamente corretto, razzismo e sessismo alibi per una società atomizzata al servizio del capitalismo globale

È in atto ormai da anni un martellamento continuo, un bombardamento incessante, una lotta senza tregua e senza quartiere. È questa la dura vita di giornalisti, blogger, opinionisti, commentatori, pennivendoli vari ed eventuali, tutti insieme appassionatamente intrisi nella melassa del conformismo più acefalo che affonda le sue radici tra il radical chic più borghese e il buonismo ipocrita di un bigottismo laicamente ortodosso. Non vi è infatti giorno in cui qualche solerte esponente di questa nutrita schiera non colga l’occasione di commentare quanto gli accade intorno alla luce di una interpretazione che debba infine, sempre e comunque, instancabilmente ricondursi ai nemici giurati del politicamente corretto. Una rivisitazione del famigerato “piove, governo ladro!” in salsa liberal dove tutto fa brodo pur di tirare l’acqua al mulino di un mainstream globalista post sessantottino che fatica ormai a trovare elementi identitari e che si aggrappa quindi disperatamente alla ricerca affannosa di consensi. Tra gli evergreen mai tramontati nella classifica dei feticci spauracchio dei conformisti liberal spiccano sicuramente razzismo e sessismo. Funzionano (quasi) sempre ed il risultato sul gregge è garantito.

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